30 giugno 2009

Gelatine di vodka al salmone


Ogni volta che catalogo libri comincio a sognare. Il lavoro mi scivola veloce tra le mani come i pensieri in testa. Non ho tempo per leggerli, devo velocemente trarre i loro dati e inserirli nel sistema informatico. Non ho tempo per sentire la loro voce. Non ho tempo per ascoltare il fruscio delle loro pagine. Non posso rispondere al loro richiamo. Sono come le sirene di Ulisse. Devo correre, in fretta, di corsa, libri su libri,
polvere,
etichette,
corri,
opac internazionali,
soggetto,
classe,
inventario,
correre,
un caffè,
lavorare a cottimo. Questo significa mettere tappi nelle orecchie e sognare di vivere tra le loro pagine, senza farne parte, senza lasciarsi andare alle loro storie. Questo significa guardare da lontano il mondo e ripromettersi di avere del tempo per cedere ogni tanto alle tentazioni. Ma il tempo non c'è mai, è volato di corsa, e ora devo ricominciare a correre, prendere il bus, tornare a casa, fare da mangiare, ridere, giocare, amare.

Salmone e vodka, sarà banale, ma catalogare libri in russo mi faceva gelare il cuore immaginando la magica S. Pietroburgo sotto la neve.

GELATINE DI VODKA AL SALMONE

100 gr di salmone fresco
6 fogli di colla di pesce (gelatina alimentare)
Vodka al limone
acqua
limone

Cuocete il salmone al vapore e fatelo raffreddare. Lasciate ammorbidire la gelatina in un po' d'acqua fredda. Strizzatela e fatela sciogliere in un pentolino con un po' di succo di limone e vodka. Allungatre il liquido con dell'altra vodka (un bicchierino) e un po' di acqua. Spezzettate il salmone e mettetelo nelle formine del ghiaccio. Versate il composto di vodka, limone, acqua e colla di pesce ancora caldo nelle formine e fate rapprendere in frigorifero finchè dopo tre ore potrete sformarle nei piatti, scegliendo magari di fare degli spiedini con gli spaghetti crudi!

19 giugno 2009

Marmellata di fragole e menta


Avevo un cuore grande. Gigante, meglio. Se fino a pochi anni fa mi avessero fatto una risonanza a tutto il corpo avrebbero scoperto un'anomalia davvero singolare: l'intero corpo occupato dal cuore. Niente organi, solo cuore, niente spazio vuoto, tutto occupato solo dal mio smisurato cuore. Mi avrebbero fatto analizzare, sarei finita sulle pagine delle riviste più accreditate di medicina, sarei andata in qualche ovvio talk show e poi finita nel buio. La donna dal cuore più grande. Dimenticavo che avrei anche vinto un posto sul Guinness World Records. Meno male, ho scampato il pericolo. In questi ultimi anni ho cominciato a consumarlo. Dovunque sono stata ho lasciato, come Pollicino, un pezzetto di cuore sperando di tornare a prenderlo. A chiunque abbia conosciuto ne ho regalato, su uno splendido piatto, una fetta. Credevo che si autogenerasse di nuovo, mi sbagliavo. Man mano che lo facevo a pezzi, lo trafiggevo, lo frantumavo per averne sempre un po' a disposizione, non aveva più la forza di tornare ad occupare il suo smisurato posto incomodo. Ora se ne sta in un angolino, nonostante sia piccolo ha imparato a darsi con misura, senza perdere d'intensità, senza smettere di sentire che è, nonostante tutto, IL MIO ADORATO CUORE.

L'ultima che ha combinato...si è sciolto in una spremuta d'amore, la marmellata di fragole e menta.

Per 4 vasetti

1 Kg di fragole
600 gr di zucchero
8 foglie di menta
il succo di 1 limone

Lava le fragole e mettile intere in un contenitore con lo zucchero e il succo di limone. lascia a riposo per una notte. L'indomani versa tutto in una pentola e dopo circa 30 minuti di cottura aggiungi le foglie pulite di menta. Dopo altri 30 minuti estrai le foglie e fai la prova del piattino per vedere se è della consistenza giusta. Quando è pronta versala nei vasetti sterilizzati e lascia raffreddare prima di chiudere.